Materie prime

I prezzi delle materie prime restano ai massimi: margini a rischio per i trasformatori

di Alessio Romeo

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Quest’anno la produzione di grano tenero in Italia è aumentata del 4%, quella di grano duro dell’1,5%

3 di lettura

Aumenta la produzione nazionale di frumento con i raccolti 2021 che segnano +1,5% per il grano duro a quota 3,9 milioni di tonnellate e +4% per il frumento tenero a 2,8, nonostante le aree coltivate ridotte quest’anno al minimo storico, sotto i 500mila ettari. Mai negli ultimi cento anni gli investimenti erano scesi così tanto. I numeri emergono dal monitoraggio, a trebbiatura quasi ultimata, di Italmopa, l’associazione che rappresenta l’industria molitoria nazionale. Il deficit nazionale, di natura strutturale, resta intorno al 40% per il grano duro e al 60 per il tenero. Ma a far scattare l’allarme sono i nuovi rialzi dei prezzi del grano duro, saliti alla Borsa merci di Foggia, punto di riferimento per il settore, a 350 euro per tonnellata, con aumenti di 20 euro nelle ultime due sedute, ai massimi da sei anni.

Questo in uno scenario che ha visto nell’ultimo anno forti aumenti per tutte le principali materie prime agricole, accompagnati da una sempre più elevata volatilità. Come emerso anche in un incontro promosso da Areté – società leader nei servizi di analisi e previsione sui mercati delle commodity agricole – sulle ricadute per la filiera agroindustriale di questo mix di volatilità e alti prezzi: nell’ultimo anno le quotazioni del mais sono raddoppiate, quelle della soia (materia prima chiave per l’industria mangimistica di cui l’Italia è largamente deficitaria) sono salite dell’80% e del 70% quelle del caffè. Aumenti che stanno mettendo in allarme l’intera filiera agroalimentare.

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Recentemente, Italmopa ha lanciato un appello alla politica sulle criticità della filiera nazionale per sottolineare «che esse non possono certamente essere risolte dalla sola industria della trasformazione». «L’andamento nell’ultimo anno delle quotazioni cerealicole, e le previsioni riguardanti possibili ulteriori tensioni sulla scorta di notizie negative sui raccolti in alcune zone di produzione significative, sono inevitabilmente chiamate a influire pesantemente sulla redditività del comparto molitorio, già attualmente tra i più bassi dell’intero comparto agroalimentare nazionale – ricorda Silvio Grassi, titolare dell’omonimo Molino di Parma eletto lo scorso 6 luglio alla presidenza di Italmopa –. Il nostro settore ha sempre, responsabilmente, svolto un ruolo di compensazione volto ad attutire, per quanto possibile, le inevitabili conseguenze degli incrementi dei costi della materia prima. Dobbiamo tuttavia considerare l’elevata incidenza, compresa tra il 75 e l’85%, delle quotazioni dei frumenti sul valore degli sfarinati e, in questa situazione, sarà inevitabile per le nostre aziende determinare un nuovo equilibrio fra costi e ricavi».

La situazione dei mercati preoccupa la filiera anche a valle. «Gli aumenti – spiega Carlo Bevilacqua, market intelligence di Areté – pesano anche sulla Gdo perché determinano una compressione dei margini, soprattutto delle cosiddette private label, i prodotti a marchio della grande distribuzione. L’unica eccezione sono forse i grandi marchi con una forte riconoscibilità e un prezzo di vendita sensibilmente più alto che hanno una maggior capacità di assorbire gli aumenti».

Quest’anno la produzione mondiale di grano duro subirà un taglio, per la scarsità dei raccolti nel bacino del Mediterraneo e l’attesa flessione nel Nord America dovuta alla siccità delle ultime settimane.

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